Perché raccontiamo storie? Una risposta

3 Novembre 2016 | 10 commenti

Siete in casa, siete soli, fuori è buio pesto. Siete accoccolati davanti alla TV dopo una giornata infernale al lavoro. Riuscite anche a liberarvi della famiglia. Così avete una serata solo per voi. State guardando la vostra serie TV del cuore, avvolti nella coperta di lana, abbracciando il vostro cuscino preferito e sgranocchiando semi di zucca salati, quando improvvisamente un blackout.
Nulla di drammatico, succede. Vi state alzando per andare a riattaccare la corrente quando sentite un rumore. Dalla cucina. Siamo sicuri di aver chiuso bene bene porte e finestre?

Ora, se questo fosse un film sappiamo già cosa sta per succedere: l’assassino/mostro/maniaco ci sta aspettando in cucina con il coltellaccio/la balestra/la chiave inglese e sarà tutto un corri/strilla/spargi sangue ovunque/getta oggetti a caso. Poi in genere morte morta, e ciao.
Eppure mentre leggevate le prime righe un pochino vi siete immedesimati: magari ve la siete anche vista la coperta di lana (verde a righe o rossa a scacchi?). Avete sentito anche il salato dei semi di zucca e il loro scricchiolio sotto ai denti.

Questo è il potere delle storie.

Le raccontiamo da sempre e abbiamo inventato mille modi diversi per farlo, ne siamo immersi e non possiamo smettere di nutrircene. Qui sorge spontanea la domanda, che per noi che lavoriamo con le storie è La Domanda con la D maiuscola:

Perché raccontiamo storie?

perché raccontiamo storieUna risposta prova a darcela Jonathan Gottschall che ha scritto L’istinto di narrare, un libro che parla appunto del perché e del come raccontiamo storie.
Gottschall cerca di mettere un po’ di ordine tra esperimenti, teorie e pratiche e arriva alla conclusione che il motivo per cui raccontiamo e amiamo raccontare storie è che

“La finzione […] è un’antica e potente tecnologia di realtà virtuale che simula i grandi dilemmi della vita umana.”

L’autore paragona la finzione narrativa ai simulatori di volo che permettono ai piloti di allenarsi e di migliorare le loro prestazioni senza rimetterci le piume. Le storie ci permettono di fare lo stesso.
Immagino già la vostra obiezione: sì ma leggere o guardare un film non è mica come viverle davvero!

Gli scienziati si sono messi a studiare cosa succede nel cervello di chi ascolta, legge, guarda una storia e, sorpresa, il nostro cervello si attiva come se quello che sta succedendo al protagonista stesse succedendo a noi.

“La nostra mente si attiva e determina nuove connessioni neurali, preparando le vie nervose che regolano le nostre risposte alle esperienza di vita reale.”

In pratica, ascoltiamo storie e ci alleniamo per la vita vera. Addirittura secondo alcuni studi chi si nutre di fiction risulta anche migliore nelle competenze sociali. Quindi “topo di biblioteca” un corno.
Gottschall sostiene che è per questo che siamo così attratti dalle storie: perché le storie ci servono, perché la vita e le persone sono spaventosamente complesse e le storie ci permettono di fare pratica godendo di tutti i vantaggi e limitando i rischi.

Ed è per questo che se salta la luce e sentite un rumore in casa, no, non dovete andare girare per la casa al buio strillando ‘C’è nessuno?’
SCAPPATE, SANTO CIELO.

Questa è una delle risposte che si è provato a dare alla Domanda con la D maiuscola, ma la partita è ancora aperta. Tuttavia mi piacerebbe sapere: perché raccontate e ascoltate storie?

Lo scrivi sto post o no?

Ti vedo, lì davanti allo schermo a chiederti ‘Ora cosa scrivo? E come lo scrivo?’
Così magari rinunci o ti ritrovi a scriverlo mille volte, il tuo post (o la tua newsletter, o la tua didascalia Instagram).
Però c’è una soluzione: avere metodo e strumenti per scrivere e comunicare meglio.
A novembre c’è qualcosa che fa per te: un corso online di scrittura per il web.

10 Commenti
  1. Giuditta

    Mi piace ascoltare storie. Mi piace perchè amo essere trasportata nelle vite degli altri, avere dagli altri risposte che io non avrei dato, conoscere scelte che io non avrei compiuto, osservare la vita e le sue evoluzioni da prospettive differenti dalla mia. Mi piace anche raccontarle ma temo di non esserne all’altezza.

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    • Carlotta

      Giuditta intanto grazie per aver commentato. Sono proprio belle parole che danno senso anche alle teorie spiegate nel libro, che si chiama L’istinto di narrare proprio perché si basa sull’idea che per noi esseri umani sia naturale raccontare storie. Questo per dire che non bisogna scoraggiarsi. Forse bisogna solo trovare il mezzo e la storia giusta.
      Un abbraccio.

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  2. Michela

    Per quanto mi riguarda, mi piace l’idea di poter vivere mille storie diverse. Senza complicazioni, ma con tutti i vantaggi di poter sperimentare una vita diversa dalla mia, anche solo per poche ore. Una sorta di viaggio, da fare comodamente sul divano 😀

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    • Carlotta

      Condivido. E conferma un po’ quello scritto sopra in effetti 🙂

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  3. Grilloz

    Interessante 🙂 Le storie svolgono un po’ la funzione del gioco, del resto quando giochiamo inventiamo storie (io giocavo tanto coi playmobil e coi lego 😀 ).
    Ricordo che anni fa usava proporre dei giochi di ruolo ai colloqui di lavoro, per fortuna non mi è mai capitato 😛 solo domande tecniche per me 😉

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    • Carlotta

      In effetti nel libro si parla anche di questo. L’autore osserva le figlie che giocano a ‘fare finta che’. Sui giochi di ruolo ai colloqui… be’, speriamo che servano 😀

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  4. Ugo Moschietto

    da me se salta la luce parte l’urlo della moglie: “Ugoooooo riattacca che non vedoooooo” 😀

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    • Carlotta

      L’assassino scappa a gambe levate XDDD

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  5. Paola Alfonso

    L’istinto di narrare è a mio parere un modo per sentirmi viva: per dire agli altri quello che penso ed ascoltare cosa gli altri pensano! Ascoltare, così come raccontare è l’unico modo per far cambiare aria al cervello, che forse per pigrizia, alle volte si rivela a tenuta stagna.

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    • Carlotta

      Ecco, sì, bella questa cosa di far cambiare aria al cervello 🙂

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