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Email da incubo: Siate ripetitivi. Non siate folli!

Poche settimane fa mi arriva questa email:

da: mostra libroConfusodiSopra <mostralibroConfusodiSopra@gmail.com>

Salve,

la ricontatto in merito alla Fiera del Libro di Confuso di Sopra [nome inventato, sì]. Non avendo avuto ancora un riscontro, volevamo sapere se foste ancora intenzionati a partecipare.

Certi di una vostra risposta, le porgiamo distinti salut [sic]

Io la leggo, poi la rileggo. La rileggo un’altra volta chiedendomi se non soffra di amensie perché:

  • non so cosa sia ‘sta Fiera del Libro di Confuso di Sopra
  • non so dove sia la località Confuso di Sopra
  • la lettera non è firmata, quindi non ho nemmeno un nome come appiglio
  • quell’ancora un riscontro mi fa pensare che ci siamo già sentiti. Chi? Quando? Dove? E quell’ancora intenzionati a partecipare?
  • Quell’indirizzo gmail non è un’email ufficiale, non ha un dominio dedicato, quindi non c’è nemmeno un sito dove cercare. E tutto sommato non mi ispira una gran fiducia

Per scrupolo controllo se ci sono discussioni pregresse, poi se esista un sito di questa fiera o qualsiasi altro riferimento, poi controllo pure nella posta di Andrea (che in quel momento non c’era). Niente, nulla, nisba.

Ora avete presente quanto tempo mi ci sia voluto per tentare di capire di cosa diavolo stesse parlando l’email?

Ho poi scoperto una volta chiesto ad Andrea che avevano telefonato giorni prima, che aveva risposto lui, che aveva risposto che no, era troppo lontana e in un periodo che non ci era proprio comodo. Quando me l’ha detto mi è venuta in mente la telefonata e anche la sua risposta (che era no, non ‘forse’).

Ora come fare a non far perdere tempo alla Carlotta di turno facendole venire una sincope?

Siate ripetitivi. Non siate folli!

Se l’autore (autrice) dell’email avesse scritto:

  • Buongiorno, sono Pinco Pallo, ci siamo sentiti lunedì con il direttore editoriale/Andrea Malabaila/il Sindaco/il tizio che risponde al telefono quando si chiama il vostro ufficio a proposito della Fiera del Libro di Confuso di Sopra (AB), che si svolgerà dal 31 febbraio al 7 marzo duemilamai
  • Volevamo informarla che abbiamo messo online il nostro sito dove potete trovare maggior informazioni sulla nostra manifestazione/che abbiamo istituito una newsletter a cui vorremmo iscrivervi per tenervi informati sulle prossime edizioni
  • Inoltre vi inviamo i moduli per gli espositori, nel caso il vostro calendario vi permettesse di partecipare, e il programma nel caso qualche vostro autore fosse interessato.

forse questo post parlerebbe d’altro e non mi sarebbero venuti dubbi sulle doti organizzative e comunicative dei promotori della Fiera del Libro di Confuso di Sopra.

Non importa che l’organizzatore (l’ufficio stampa? il responsabile della comunicazione? Dio?) abbia già detto queste cose: perché in una redazione di una casa editrice arrivano tantissime email, con tantissime proposte di eventi. E anche se ci fosse una persona sola a gestire tutto (cosa impossibile, credetemi) è difficile tenere a mente tutti i dettagli di tutto quello che arriva, tanto più se poi ci si è parlati solo per telefono.

Aggiungo anche che l’ansia e la pressione che traspare da questa comunicazione è davvero inopportuna: non abbiamo MAI detto che avremmo partecipato e dato che Andrea è stato piuttosto chiaro, non vedo proprio perché dovresti essere “certo di una nostra risposta”, visto che ti è stata già fornita.
Niente in questa email ispira fiducia, simpatia, empatia, senso del dovere, voglia di spendere un minuto per rispondere.
Quindi quando spedite un’email assicuratevi di metterci dentro tutte le informazioni che servono per capire chi siete, cosa fate, cosa volete, i contatti e tutti i riferimenti necessari in modo che il destinatario non debba passare un’ora a cercare di capire di cosa state parlando.

Questo a costo di essere ovvi, pedanti e ripetitivi. Perché ricordatevi che ciò che per voi è ovvio, pedante e ripetitivo per gli altri non lo è.
E soprattutto sappiate che se di una canzone la prima cosa che vi rimane in mente è il ritornello un motivo c’è: perché ritorna.

L’ho già detto che dovete essere ovvi, pedanti e ripetitivi?

Siate ripetitivi. Non siate folli

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Sei bravo? Allora (Pro)Muoviti! Un corso di social a Torino

Avete presente quel momento in cui scorrendo la vostra home di Facebook, Twitter, o Instagram vi vedete comparire davanti agli occhi un’illustrazione spettacolare, o una foto suggestiva? Magari la descrizione dice “Fatta mentre ero al telefono” oppure “In un momento di noia”. E tu vorresti spaccare tutto perché nemmeno se ti trapiantassero il cervello potresti mai fare una roba del genere. E invece per loro è un gesto naturale, quasi scontato.

Poi scopri che: non hanno sito, pagina Facebook, Instagram, neanche un account su DeviantArt. Magari hanno pochi amici, quindi le loro creazioni le vedono in pochi, ma non sempre perché la loro arte gli porta via un sacco di tempo e di energie (oh, giustamente!) e quindi sui social ci stanno proprio poco. E scopri che no, non si sentono poi così orgogliosi di quello che fanno, o lo sarebbero di più se il loro talento gli venisse riconosciuto.

A quel punto la mia obiezione è sempre la stessa:

Prima che riconosciuto, va conosciuto

Cosa fai per promuoverti e dire agli altri che esisti?

In genere qui artisti, ma anche imprenditori e creativi di vario genere, nicchiano. “Non sono tanto capace a promuovermi.” oppure peggio che mai “L’arte (o il mio prodotto) non ha bisogno di pubblicità per vendere! Prima o poi la gente se ne accorgerà perché sono bravo!” e citano alcuni dei loro miti che di questi sporchi trucchetti e mezzucci non hanno bisogno.

Sarebbe un mondo bellissimo quello in cui i più bravi vengono fuori naturalmente senza doversi promuovere: se ti vedo vuol dire che sei bravo. Altrimenti stai bene nello sgabuzzino. Però non funziona così e lo sappiamo benissimo.

Un corso alla Scuola Internazionale di Comics

(Pro)muoversi sui social

Questo è il motivo per cui ho accettato di tenere un corso alla Scuola Internazionale di Comics di Torino insieme a Laura Copelli che si chiama (Pro)muoversi sui social.

Alla Scuola di Comics di creativi, di artisti, di buone idee e di persone che meritano attenzione ce ne sono a bizzeffe, ma non tutti sanno quanto e come il web possa aiutarli a distinguersi. Sono persone che raccontano storie bellissime e/o contribuiscono a realizzarle con le loro competenze, però usciti di lì oltre a raccontare storie devono raccontare anche se stessi, quello che sanno fare e che possono offrire al pubblico e ai loro committenti.

Questo è lo scopo del corso: insegnare ai professionisti, a chiunque abbia un’attività o semplicemente una passione, a raccontarsi.

Per farlo bisogna sapere a chi ci si rivolge, cosa raccontargli e come, quali sono i canali migliori e gli obiettivi che si vogliono raggiungere, come organizzare la propria comunicazione, anche in termini pratici, per non perdere tempo.

Bisogna imparare ad ascoltare e poi a costruire contenuti efficaci, con le parole, le immagini, scegliendo il tono e il linguaggio giusto.

Promuoversi online non è facile, e non è gratis, però si può imparare.

5 cose da sapere sul corso

  • Il corso dura 36 ore, divise in 12 lezioni, una a settimana, dalle 14.30 alle 17.30.
  • Costa 550 euro (iva compresa)
    Sono previsti sconti del 50% per gli allievi e del 25% per gli ex-allievi della Scuola
  • Ogni lezione sarà costituita da una parte di teoria e da una parte di pratica
  • Non si parlerà solo di social media ma anche di newsletter, blog, di scrittura e grafica
  • La Scuola Internazionale di Comics si trova a Torino in via Borgone, 48 bis/B.
    Qui trovi tutte le informazioni che ti servono, altrimenti chiama il 011.33.49.40 o scrivi a torino@scuolacomics.it

(Pro)muoversi sui social: corso alla scuola internazionale di comics di Torino

 

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Vi consiglio cinque blog: i Liebster Awards

Nello scorso post dicevo che parlare bene degli altri fa bene anche a voi. Quindi cade a proposito la nomination del mio blog ai Liebster Award. Riprendo quello che c’è scritto sul blog di Alessia, che mi ha coinvolto nominandomi, per spiegarvi cos’è.

Il LIEBSTER AWARD è un premio virtuale nato nel 2011 e riguarda il mondo dei blog. Viene conferito da blogger ad altri blogger considerati meritevoli per il lavoro svolto. Non si vincono soldi o cose del genere, bensì qualcosa di altrettanto prezioso: si guadagna e si offre visibilità in un clima di supporto reciproco ed espressione di stima.

E posso anche inserire questo bel marchio. Yeah!

Cosa si fa una volta nominati?

Bisogna:

Ringraziare chi ti ha nominato

Ringrazio Alessia, traduttrice e fondatrice del sito letterario Amazing Readers, che vi consiglio di seguire. Non solo perché mi ha nominato ma perché i suoi post sono veramente molto interessanti. In più ha nominato anche Andrea: sono particolarmente felice di questa cosa perché ho insistito molto, dopo che ho rifatto il suo sito, affinché riprendesse a scrivere il suo blog.

Rispondere alle domande che ci sono state rivolte

La classica domanda da isola deserta: che libri ti porteresti? Ne puoi nominare solo 5!

  1. It di Stephen King: qui ho spiegato perché.
  2. Piccole donne di Louise Alcott: anche di questo avevo già parlato.
  3. Il conte di Montecristo o Guerra e pace o un altro di ‘sti mattonazzi fotonici che mi fanno tanta paura ma andrebbero assolutamente letti. Oh, un’isola deserta sarebbe perfetta per affrontarli.
  4. Un libro qualsiasi di Jennifer Egan, che adoro.
  5. Una raccolta di racconti di un autore italiano che non ho mai letto.

 

Che cosa ti ha spinto a fare il lavoro che fai, e che consigli daresti a un tuo collega alle primissime armi?

Io ho due lavori: quello che riguarda l’editoria e Las Vegas edizioni e quello che faccio qui, che riguarda la scrittura professionale e fare consulenza a chi vuole (pro)muoversi online. In entrambi la motivazione è sempre la stessa: produrre buone storie, permettere agli di farlo, un grande amore per le parole.

Li consiglierei entrambi, premettendo però tutti i contro del mestiere. In entrambi i casi non ci si può accontentare, bisogna essere curiosi e sempre aggiornati. Oltre a questo bisogna essere molto ben organizzati, provare, non avere paura di sbagliare o della competizione. C’è spazio per tutti soprattutto per la gente brava.

 

Come sblocchi la tua creatività?

Domanda difficile: imponendomi degli obiettivi e dei tempi che non devi sforare. Mettendo a tacere le manie di perfezionismo che mi spingono ad autocensurarmi, cercando di disinnescare la sindrome dell’impostore e azzittendo la mia scarsa autostima.

Non sempre ci riesco.

 

Un tuo collega che consideri un esempio da seguire? Perché?

Ce ne sono tante, non necessariamente fanno esattamente il mio lavoro e più che un esempio da seguire le trovo di grande ispirazione. Ne cito quattro: Annamaria Testa, Annamaria Anelli, Luisa Carrada, Gioia Gottini di cui ho già parlato. Oltre al fatto che sono molto molto brave e molto molto competenti sono soprattutto persone gentili e positive, che scrivono cose costruttive, intelligenti e riconoscibili.

 

Che canzone dedicheresti a chi ti segue?

Mondo di Cesare Cremonini. È da mesi che ce l’ho in testa.

Più mi guardo, più mi sbaglio, più mi accorgo che dove finiscono le strade è proprio lì che nasce il giorno.

Nominare a nostra volta altrettanti blogger…

  1. Cristina Brondoni e il suo tutticrimini.com. Cristina è una criminologa, appassionata di serie TV e ha il grandissimo pregio di saper trattare con semplicità e, quando il tema lo permette, con leggerezza crimini, criminali, e delitti. A me aveva molto divertito e colpito questo post su make-up e crime.
  2. Il blog di Annamaria Testa, Nuovo e Utile, è tra le mie letture preferite. Sì, lo so, gioco sporco, ma i suoi post sulla creatività sono un continuo spalancare porte.
  3. Io odio fare shopping, ma proprio tanto. Mi mette un’ansia senza fine. Per questo adoro Moda per principianti che invece di dirti che ‘quel vestito non te lo puoi permettere perché il tuo corpo è sbagliato’ ti insegna a riconoscere come è fatto, il tuo corpo, e quali sono le cose che ti stanno meglio. Avete presente l’approccio odioso di “Ma come ti vesti?” Ecco, l’opposto.
  4. Sì, lo so, C+B è un blog collettivo e quindi non vale ma tra i miei feed è tra quelli su cui mi soffermo più spesso. Perdonatemi. C+B, Casa e Bottega, ma anche perché no? Creatività e Business. Ci trovo sempre delle risorse utilissime per il mio lavoro.
  5. Un’altra professionista che mi piace molto è Silvia Lanfranchi che si occupa di social media anche lei. Leggo sempre i suoi post con interesse. Ho particolarmente apprezzato questo video con cui ci ha fatto entrare nella sua casa, nella sua attività e nella sua vita.

Ce ne sarebbero molti altri ma questo post si sta facendo molto lungo.

 … e rivolgere loro le nostre domande

  1. Siamo nell’epoca in cui i social spopolano e i blog muoiono. Quindi perché tenere un blog?
  2. Dimmi tre cose che non devono assolutamente mancare ad un post per funzionare.
  3. Come ti vengono le idee per i tuoi post? E quanto ti occorre per scriverli?
  4. Una cosa che ti stimola del tuo lavoro e una cosa di cui invece faresti a meno.
  5. Consigliami un libro che per te è stato particolarmente importante, scegliendo tra narrativa e poesia.

 

Questa iniziativa è molto utile perché ti permette di scoprire esponenzialmente altri blog: basta guardare fra quelli nominati insieme a te o procedere a ritroso spulciandosi quelli che hanno partecipato.

Dagli altri c’è sempre da imparare.

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Parlar male della concorrenza non ti farà vendere di più

Quest’estate abbiamo tradito la nostra gelateria di fiducia per provarne un’altra di cui era uscito un articolo sul giornale.
La gelateria è molto bella ed elegante, i gusti hanno quei nomi raffinati tipo pistacchio di San Marino del Grugno o il Cacao di Puro Criollo di San Benedetto Ligure. Tradotto: tutto molto genuino e tutto locale o quasi. Il che è bello e giusto e, soprattutto, funziona.

Chiacchierando con la titolare mia suocera confessa che generalmente andiamo in una gelateria più vicina a casa nostra e che lì il gelato è molto buono. La titolare allora fa un errore: “Io quella menta lì, con quel colore, non la mangerei mai.”

Come dire: il loro gelato è una schifezza piena di coloranti e il nostro è meglio.
Peccato che a me abbia fatto tutta un’altra impressione:

“La tua scelta, caro cliente, è sbagliata”

E sì, perché se io, cliente, che sto spendendo i soldi da te, ti dico che generalmente faccio un tipo di scelta e tu la sminuisci in malomodo mi viene poca voglia di tornare da te. Magari a me non frega niente di mangiarmi i coloranti. Magari mi basta che il gelato sia buono e la commessa gentile, veloce e simpatica. Magari i soldi da te li spendo più volentieri se non mi tratti come un cretino. O no?

Ho bisogno di sminuire il lavoro altrui per far risaltare il mio

Perché questa persona che vanta così tante qualità del suo prodotto sente la necessità di sminuire quello che fa un’altra persona? Forse non è poi così sicuro delle sue potenzialità?

Solo il mio modo di lavorare è quello giusto

Ognuno sceglie il suo modello di business: ci piace pensare che genuinità, chilometro zero, e marketing fatto in uno certo modo sia giusto a prescindere.
Però non funziona sempre, e non tutti vogliono quello. Se vado al McDonald non ci vado certo per il pane fragrante e la carne di prima qualità. So che mangio schifezze avvolte in un pacchetto colorato e tutt’altro che elegante. Funziona, la gente ci va, al di là delle implicazioni etiche e di salute. E tu, caro imprenditore, con questa cosa ci devi convivere, senza criticare le scelte altrui.

Altri esempi?

Il professionista che si occupa di fotografia e dice che una bella foto vale più delle parole che scegli per raccontare la tua attività.

La professionista che si occupa di siti e dice che WordPress è la rovina perché così tutti si possono fare (pessimi) siti da soli. E guai ad usare temi preconfezionati.

Il grafico che se la prende con Canva perché ruba il lavoro ai grafici e sminuisce il tuo lavoro.

Ovviamente affermazioni come queste fanno passare un solo messaggio:

Aiuto, sono disperato! Non guadagno abbastanza con il mio lavoro e devo assolutamente trovare un colpevole.

E invece basterebbe (si fa per dire) comunicare le proprie competenze e i vantaggi di lavorare con un professionista che ha alle spalle delle solide basi per fare un buon lavoro.
Io aiuto le persone a scegliere le parole e gli strumenti giusti per raccontarsi al meglio. E non me la prendo con word o i manuali di scrittura creativa se c’è chi decide di fare da solo, magari perché non può investire.

Non me la prendo nemmeno con gli altri professionisti che fanno il mio mestiere, perché di lavoro ce n’è per tutti. I pessimi professionisti danneggeranno i clienti che, potete star tranquilli, prima o poi se ne accorgeranno. Quelli bravi aiuteranno le aziende a crescere, facendo da traino anche per coloro che sono più titubanti nell’investire in comunicazione.
Aggiungo che parlare bene degli altri a me ha solo portato vantaggi, ma su questo ci scriverò un post a parte.

Il mio consiglio è questo: parlate di voi, di quello che fate, del valore aggiunto che ha lavorare con voi. È questo il motivo per cui i clienti decideranno di spendere soldi da voi.