Categorie
Cose personali Social Cose e Internet

Perché non ci sono foto di mia figlia su Facebook

Io la questione foto, bambini & social me la sono posta molto prima di rimanere incinta, addirittura prima di pensare di avere figli.

Questo tema torna di grande attualità proprio ora che Fedez e Chiara Ferragni hanno annunciato di essere in dolce attesa e hanno pubblicato l’ecografia su internet.

È giusto/utile/necessario pubblicare le foto dei propri figli su internet?

Mi sono fatta diverse domande sulla questione. Ho cercato di rispondermi da sola.

Le foto di mia figlia interessano a qualcuno?

Da utente posso dirvi che sì, mi fa piacere vedere le foto dei figli delle persone che seguo, soprattutto se fanno parte della mia cerchia di amici e parenti. I figli sono una parte importantissima della loro vita. Poi spesso si tende a fotografarli quando sono sorridenti oppure intenti a fare cose belle e interessanti, quindi una botta di felicità.

L’ho già detto e lo ribadisco: alla fine sui social ci stiamo per (farci) raccontare cose straordinariamente quotidiane.

Però. Però settecentocinquanta foto tutte identiche di tuo figlio che sorride, mangia, mette in bocca un piede anche no. Per te sono straordinarie perché è tuo figlio, e ogni momento è prezioso, e i “mi piace” e i <3 fanno tanto piacere, però o mi racconti qualcosa che abbia un senso oppure semplicemente diventi noioso.

Siamo sicuri? E i nostri figli?

C’è poi un aspetto molto importante che è la sicurezza.

Poche balle, quando pubblichiamo la foto di un minore qualche rischio lo si corre. Leggo su questo articolo che cita una ricerca della «Australia’s New Children’s Safety», l’organismo australiano che ha il compito di monitorare la sicurezza dei minori online.

Dallo studio delle foto sequestrate nell’ambito delle ricerche di polizia contro la pedofilia sul web, si è riscontrato che nel 50% dei casi si tratta di milioni di immagini di bambini che svolgono le normali attività nel quotidiano come nuotare, fare sport e simili. Foto pubblicate, nella maggior parte dei casi dai propri stessi genitori.

Aggiungiamo che spesso diamo indicazioni anche abbastanza precise di dove abitiamo, dove siamo, cosa facciamo, ecc.

Mia figlia ne sarà felice? Adesso? Fra dieci anni?

Parlo poi da madre (e da figlia): io e Andrea abbiamo deciso di comune accordo di non pubblicare foto di Viola perché Viola è nostra figlia, sì, ma non è una nostra proprietà.

È una creaturina dipendente da noi, che ha bisogno delle nostre attenzioni, del nostro affetto, del nostro sostegno, ma questo non ci dà il diritto di esporla gratuitamente senza il suo consenso. Perché Viola diventerà grande e potrebbe non gradire. C’è anche chi ha denunciato i propri genitori per aver pubblicato le proprie foto su Facebook.

Quindi abbiamo deciso che tendenzialmente no. E siamo stati parecchi insistenti anche con nonni, zii e amici su questo punto.

Questo non significa che se facciamo una foto di famiglia in un contesto pubblico allora scatta la denuncia per chiunque brandisca una macchina fotografica.
Però c’è differenza tra questo tipo di foto e l’esposizione costante e insistente di un minore che spesso non ha voce in capitolo.

Ricordatevi che “ma tanto lo cancello” in Rete non funziona: in Rete difficilmente qualcosa va perso, tutto è facilmente replicabile e soprattutto non avete MAI il controllo completo di chi vede ciò che pubblicate.

Niente critike!11!1

Quando sono rimasta incinta sono cominciati a piovere commenti e giudizi su cosa dovevo fare e non fare. Io stessa ero partita con tutta una serie di preconcetti che poi ho dovuto smontare (cosa che costa sempre una certa fatica), quindi lungi da me giudicare le scelte degli altri genitori, però credo che ogni scelta vada fatta con consapevolezza. La consapevolezza passa attraverso l’informazione e facendosi tutte le domande del caso.

Quindi sicuri sicuri che sia proprio utile e necessario pubblicare la foto dei vostri pargoli mentre fanno il bagnetto?

Categorie
Social Cose e Internet

Sui social l’autenticità paga: guarda Gianni Morandi

Io non so se l’ho già detto, (sì che l’ho detto, un paio di post fa) ma le persone amano stare su internet perché possono raccontarsi, e perché a loro volta possono sentirsi raccontare storie dalle persone che hanno deciso di seguire.
A differenza della narrativa, dove c’è il “C’era una volta” a indicarci che stiamo per ascoltare una storia di finzione, sui Social ci aspettiamo che le persone e le aziende si raccontino per quello che sono, insomma che il racconto sia il più possibile autentico.
Pensate a Gianni Morandi e alle sue fotografie quotidiane che lo ritraggono mentre fa cose piuttosto banali.
Ci emoziona e ci coinvolge il fatto che un VIP sbucci fagioli come facciamo noi nelle nostre cucine.

Ricordate anche “lo scandalo” quando si scoprì che qualcuno gli dava una mano a gestire i suoi canali: era uscita una foto su Instagram nella cui didascalia in cui c’era scritto “mettila verso le 13 o 14”.

Questo fattaccio fece sì che molti lo percepissero come meno autentico, anche se a me sembrava abbastanza ovvio che non facesse tutto da solo.
Tuttavia Gianni rimane nei cuori e nei feed di 2,5 milioni di persone.
Perché? Perché fa esattamente quello che dovrebbe fare chiunque voglia promuoversi sui social network e in Rete: essere autentici, esporsi, sporcarsi le mani.
Capite che quando leggo post come quello di Franco Forte in cui alcuni suoi conoscenti gli consigliano di “‘incaricare qualcuno, possibilmente anonimo’ di occuparsi di queste cose, facendo promozione indiretta (e quindi a loro avviso più efficace), consentendomi di mantenere un certo ‘distacco’ dal ‘popolino che segue i social’” mi si gela il sangue.
Non pensiate che sia un pensiero poco diffuso perché una delle resistenze maggiori che incontro quando faccio consulenze è proprio quella di esporsi in prima persona.
Eppure se ci fate caso anche i grandi brand spesso rincorrono l’Effetto Genuinità: mostrando le cucine dove si prepara il ragù, o chi lavora la pasta all’uovo che troviamo nei supermercati, o la fattoria dove si allevano le mucche che fanno il latte del formaggio tanto buono e tanto sano.
Che in TV ti fa un po’ dire “sì sì, vabbè”, mentre sui Social volendo la narrazione può sembrare più autentica, anche quando è studiata a tavolino. Tu racconti i fatti tuoi come io racconto i fatti miei. E tutte le nostre storie finiscono nello stesso calderone.
Certo bisogna essere molto convinti del proprio prodotto per raccontarsi in maniera autentica, bisogna saper tirare fuori i contenuti, i propri punti forti attraverso le storie che emozionano le persone.
Capite quindi che l’idea di “incaricare qualcuno di promuoverti anonimamente per mantenere un certo distacco” non solo non funziona, ma non ha proprio senso.
Avete bisogno, al massimo, di persone che quella distanza ti aiutino ad annullarla.

Taccio poi sul discorso recensioni false e anonime. Anzi, ne parlo poi.

Categorie
Social Cose e Internet

PostPickr: riproporre i contenuti d’archivio

Qualche mese fa ho scoperto PostPickr grazie a Silvia Lanfranchi. È uno strumento che ti permette di gestire i tuoi social: puoi programmare i post su profili e pagine, ma anche su eventi di Facebook; hai un bel calendario su cui vedere tutta la tua programmazione, ma soprattutto puoi impostare le rubriche. Insomma rispetto agli altri che ho provato mi è sembrato più raffinato (e meno costoso, diciamocelo.)

Fonti, rubriche e smart feed sono secondo me il punto forte di PostPickr. Ti permettono di raccogliere e programmare contenuti che provengono da altre piattaforme, ad esempio pagine facebook, blog, ma anche Pinterest, Pocket, ecc.

Come li ho sfruttati?
Ad esempio, la pagina dei Nuovi Editori Indipendenti pubblica le novità di Intermezzi, Las Vegas edizioni, Miraggi e Neo, insomma funziona un po’ da aggregatore. Per automatizzare la pubblicazione dei post di Las Vegas edizioni, senza doverli condividere manualmente ogni volta, ho programmato PostPickr in modo che pubblichi gli aggiornamenti della pagina Facebook di Las Vegas edizioni su quella dei Nuovi Editori Indipendenti, tutti i giorni, alle 14, con il testo “Oggi da Las Vegas edizioni”. La pagina di Las Vegas edizioni risulta taggata.

Per la pagina di Andrea, invece, ho impostato un rubrica che ripropone i post sulla scrittura ogni giovedì. Ho importato i post dal blog di Andrea, scegliendo solo quelli dalla categoria Sulla scrittura. PostPickr infatti permette anche di scegliere i post di una sola categoria

Quest’ultimo impiego secondo me è molto utile perché permette di riproporre ciclicamente i post già pubblicati, ripescando quelli più vecchi. Tenete conto che la maggior parte dei lettori vi raggiunge tramite i vostri canali social, e che la visibilità di questi link è limitata, quindi ha senso riproporre contenuti a chi magari la prima volta non li ha letti.
Nel caso dei post sulla scrittura di Andrea aveva particolarmente senso ripubblicarli perché sono sempre interessanti, e valgono ora come tra sei mesi.

Insomma i buoni contenuti non scadono e PostPickr è un valido alleato per automatizzarne la riproposta e inserirli nel nostro calendario editoriale.

 

Categorie
Storie

Guardami di Jennifer Egan ha raccontato i social network prima dei social network

[et_pb_section admin_label=”section”] [et_pb_row admin_label=”row”] [et_pb_column type=”4_4″][et_pb_text admin_label=”Text”] Quest’estate mi sono riletta Guardami di Jennifer Egan, forse la mia scrittrice preferita. Mi piace come scrive (una scrittura netta, furiosa, vivida), mi piacciono le sue storie, amo i suoi personaggi, sempre straordinari e mai macchiette. Ma questo post non è per farvi sentire in colpa di non aver ancora letto Jennifer Egan (Ora vi sentite un po’ in colpa? No? Male!). Quello che mi aveva colpito la prima volta (e anche la seconda) è il progetto in cui viene coinvolta Charlotte, la protagonista del libro, un’ex modella che ha subito un terribile incidente che l’ha sfigurata. Se tenete conto che il libro è stato pubblicato nel 2001 e l’autrice l’ha cominciato qualche anno prima, fa veramente impressione per quanto è visionario (e tralascio il tema del terrorismo: l’11 settembre non c’era ancora stato). Si tratta in pratica di una piattaforma in cui persone comuni da tutto il mondo, diverse per sesso, estrazione sociale, condizioni di vita, abitudini, ecc., raccontano la loro vita. Nel loro profilo sono presenti sezioni dedicate ai sogni, ai ricordi, alle aspirazioni, alle foto, ai video. Il tutto è raccontato in prima persona. Vi ricorda qualcosa? Thomas, il promotore del progetto, dà due osservazioni interessanti. Perché la gente dovrebbe dare in pasto la sua vita a una piattaforma del genere? Per «l’effetto che farà a Tizio sapere che ha un pubblico, che alla gente importa di lui, che suscita interesse». E perché il pubblico dovrebbe interessarsi a “Gente Comune”? Perché «La maggior parte di noi va disperatamente in cerca di esperienze autentiche». Che è esattamente il senso dei social network come Facebook: dimostrazione ne è che più un post, una foto, un video parla di cose che ci sono vicine, che ci riguardano, che ci raccontano in maniera autentica, più riceve reazioni. Certo il progetto raccontato in Guardami è profondamente differente rispetto a qualsiasi social network già solo per il fatto che queste esperienze sono mediate da professionisti (per raccontare la vita di Charlotte viene ingaggiata una (finta) giornalista che scriverà al posto suo, anche se in prima persona). Su Facebook invece siamo noi a raccontarci con i mezzi linguistici, narrativi e tecnologici che abbiamo. Aggiungiamo che nella piattaforma raccontata nel libro non viene data grande importanza all’interazione tra utenti: insomma niente ‘Mi piace’, niente condivisioni. Tuttavia colpisce come la narrativa, come l’immaginazione di chi scrive storie, spesso tenda a vedere più in là, a prevedere e forse anche a predisporci e ad ispirarci al cambiamento che verrà. [/et_pb_text][/et_pb_column] [/et_pb_row] [/et_pb_section]