Chiedere scusa: non metterti al centro

17 Marzo 2019 | 2 commenti

Chiedere scusa è difficile, ci viene insegnato da bambini ma spesso in maniera sbagliata.

Facciamo un casino, l’adulto ci acchiappa e ci ringhia: “Ora chiedi scusa”. Chiedere scusa diventa una punizione, una marcia della vergogna, un obbligo.

Il risultato è che quando diventiamo adulti e non c’è più qualcuno che ci obbliga a scusarci non lo facciamo. A meno che non siamo obbligati dal nostro gruppo sociale di riferimento.

E lì scatta la tragedia.

I social sono davvero un ottimo territorio in cui raccogliere scuse che non funzionano.

Faccio l’esempio di Rita Pavone.

I fatti sono questi: Rita Pavone scrive un tweet su Greta Thunberg.

“Quella ‘bimba’ con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror…”

In tanti le fanno notare che magari no, non è una cosa da fare, per tanti motivi. Qualcuno le fa notare che Greta ha l’Asperger, informazione che definirei irrintracciabile: lo scrive lei stessa nella sua biografia su twitter.

Rita Pavone si scusa e lo fa così. Cioè male.

Mi scuso, ma solo perché Greta è malata.

E se fosse stata sana? Meritava di essere perculata?

Inoltre, ribadiamolo, l’Asperger non è una malattia. Basta qualche ricerchina su Google. Sciatteria e pigrizia non stanno bene con le scuse.

Mi scuso, ma i telegiornali non avevano mai detto che era malata.

Nel dubbio uno può anche stare zitto, non dire niente, proprio perché non sa chi c’è dietro. Inoltre, ricordiamolo, stai perculando una ragazzina di 16 anni. Andresti davanti a una scuola a farlo di persona? No? Ecco, appunto.

Mi scuso, ma la gente è brutta e cattiva e mi ha sbranato perché la penso diversamente da loro.

È vero, c’è gente che ti sbrana se la pensi diverso da loro. Se stai su internet, sei famosa e prendi una posizione allora devi anche calcolare che c’è questo rischio. Per questo quando si sostiene qualcosa bisogna argomentare bene ed essere, non dico inattaccabili, ma almeno preparati.

Aggiungo che se dici che ti hanno attaccato perché ‘la pensi diversamente’ stai ammettendo di aver pensato quello che dici. Cioè prima hai pensato e poi hai scritto, io non lo direi a gran voce.
E no, non ti attaccano perché la pensi diversamente. Ti attaccano perché pensavi di essere simpatica e sul pezzo. Invece sei stata solo offensiva.

 Non volevo offendere e non pensavo di creare scompiglio.

Hai sei anni? Perché se hai sei anni il tuo discorso è comprensibile, altrimenti no. Una persona adulta si prende la responsabilità di quello che fa e che dice, soprattutto in pubblico.

Ha preso come esempio le scuse di Rita Pavone ma avrei potuto prenderne ad esempio altre mille, tipo quelle di Augusto Casali, che seguono esattamente lo stesso schema.

Sono scuse inautentiche, che tradiscono esattamente il pensiero della persona che le fa, che accusano gli altri per sviare l’attenzione dal proprio grossolano errore.

Allora come si fa scusarsi? Ecco un po’ di suggerimenti:  

  • Non scusarti se non sei realmente dispiaciuto per le persone che hai offeso: perché si vede. Si vede tantissimo che non te ne frega niente. Se pensi di non aver offeso nessuno, di essere vittima del politically correct a tutti i costi fregatene di chi ti critica: non sono persone che ti interessano, che possono capire il tuo umorismo, che comprano i tuoi prodotti.
  • Se ti scusi, scusati e basta. Non devono esserci distinguo di sorta. Non è che ti scusi con qualcuno sì, perché ti fa comodo, e con qualcuno no. (Ci scusiamo con i cinesi, perché sono tanti. Con gli abitanti del Liechtenstein no, perché tanto sono pochi, che ce frega?).
  • Non fare la vittima: hai sbagliato, hai offeso, la vittima non sei tu. Non sottolineare quanto il tuo ego sia ferito. Al momento non è importante e non frega niente a nessuno.
  • Non usare la scusa dell’account hackerato: davvero, non ci crede più nessuno.
  • Se non ti sei spiegato bene, ok, spiegati, ma scusati per non aver usato le parole giuste. Le sceneggiate da incompreso anche no. Inoltre ragiona sul fatto che se non sai usare le parole forse è meglio lavorarci un po’ su oppure rinunciare a usare strumenti difficili come l’ironia.

Sbagliamo tutti, siamo fallibili e gli altri sono più che disponibili a perdonarci se ci percepiscono come sinceri. Poi ci sono quelli che si accaniranno, che non capiranno o non vorranno capire, ma se ritieni di aver fatto tutto quello che potevi allora direi che il problema è tutto loro.

Al centro delle scuse non ci siete voi e il vostro ego, ci sono gli altri. Le vostre scuse sono la dimostrazione che avete preso atto di aver ferito un’altra persona, e che non state solo cercando di riguadagnare il consenso degli altri.  

Lo scrivi sto post o no?

Ti vedo, lì davanti allo schermo a chiederti ‘Ora cosa scrivo? E come lo scrivo?’
Così magari rinunci o ti ritrovi a scriverlo mille volte, il tuo post (o la tua newsletter, o la tua didascalia Instagram).
Però c’è una soluzione: avere metodo e strumenti per scrivere e comunicare meglio.
A novembre c’è qualcosa che fa per te: un corso online di scrittura per il web.

2 Commenti
  1. Daniele Gallizia

    Analisi lucidissima e utilissima; mi fa venire in mente la battuta con cui si chiude quel capolavoro che è Erin Brockovich “A voi reginette di bellezza, insegnano un modo decente per chiedere scusa? Perché tu lo fai veramente di m***a!” Anche una smart ass come Erin, si inceppa quando deve chiedere scusa. Come la stragrande maggioranza di noi…fino ad ora! Grazie per i suggerimenti!

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    • Carlotta

      Secondo me già riconoscere di avere un difficoltà ci aiuta a lavorarci sopra. Grazie a te per il commento e anche per la citazione :).

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